Seleziona una pagina
gestalt counselor

Gestalt Counselor: di cosa si tratta?

Il Counseling (o Counselling, secondo la dizione inglese britannica) è una metodologia di sostegno alle persone e facilitazione del cambiamento, proposta nei paesi anglosassoni a partire dalla prima metà del novecento, e che si sta affermando in tutto il mondo. Counselor è chi pratica counseling.

L’origine dei termini è nella radice latina del verbo “consulo-ere” che non conduce alla voce consultazione o consulenza (consulto-āre), ma al significato di “consolo” la cui struttura è quella di cum (“con”, “insieme”) e solĕre (“alzare”, “sollevare”), ovvero “sollevarsi insieme”.

Il Counseling umanistico fu proposto inizialmente come un nuovo tipo di intervento psicoterapeutico (cfr. Carl Rogers, “La terapia centrata sul cliente”), ed ottenne risultati sorprendenti in un sistema ancora largamente basato sulla psichiatrizzazione (prima metà del ‘900). Oggi viene praticato sia in ambito psicoterapeutico (come modello unico o integrativo), che come professionalità specifica.

I pilastri del Counseling, che nel caso del Counseling di orientamento umanistico rappresentano anche i principali mezzi di lavoro, sono: contatto empatico, non-giudizio (che potremmo anche definire umana simpatia), e ascolto attivo.

Contatto empatico significa cercare di comprendere il più possibile il vissuto della persona, a livello verbale quanto a livello emotivo e corporeo, avvicinarsi cioè, senza perdere la propria centratura, a sentire ciò che il cliente sente.

Non-giudizio significa che il rapporto ed il dialogo col cliente si sviluppano in una ottica di collaborazione e alleanza, nella quale il counselor può proporre il suo punto di vista ed il suo sentire, ma si astiene dal dare consigli o giudizi sulle scelte e sulla visione del mondo dell’altro, o a persuaderlo.

Ascolto attivo significa ascoltare per riformulare e porre domande e stimoli utili ad approfondire e chiarire i vari piani (mentale emotivo, fisico, relazionale, ecc) della realtà che il cliente porta in seduta. Sviluppando questa indagine, che può avvalersi di specifiche tecniche (come ad esempio la teatralizzazione, la visualiuzzazione, ecc) il counselor accompagna il cliente nella comprensione ed accettazione del suo mondo interiore.

L’assunto di base del Counseling, è che ogni persona è unica ed ha in sè le potenzialità per trasformare la sua situazione: il counselor lavora attraverso la relazione che stabilisce col singolo cliente per facilitare un processo di consapevolezza e creatività, attraverso l’esercizio di libertà e responsabilità. Il Counselor lavora con la persona in quanto e per quanto responsabile di sè, negoziando di volta in volta gli ambiti e i limiti del lavoro: lavora con clienti, e non con pazienti, non fa diagnosi nè prescrizioni. Può ovviamente rifiutare di lavorare con casi che non ritiene adatti al suo contesto, e/o consigliare una visita presso altri professionisti. E’ buona norma per un counselor avere alcuni pscoterapeuti di riferimento.

La parola Counseling è oggi utilizzata, a dispetto della sua origine, anche come sinonimo generico di “consulenza”, o per indicare altri approcci in parte diversi da quello umanistico; tra questi ad esempio è diffuso un Counseling di orientamento cognitivo-comportamentale, basato su tecniche centrate non sulla persona, ma sulle sue funzioni. Un approccio cioè che se esteriormente risulta molto pragmatico, mette in primo piano il valore dell’ utilitarismo. E’ comunque vero che questi due approcci possono benissimo collaborare, poichè non vi è necessariamente contrasto tra crescita delle capacità ed evoluzione personale. Ciò che conta in fin dei conti è la disposizione umana del counselor.

L’ambito professionale e le professioni monopolistiche-ordinistiche confinanti

In Italia le parole “counseling” e “counselor” sono oggi di libero uso (come ad esempio anche la parola “naturopata”), non esiste cioè un Ordine statale monopolista.
Esistono alcune grandi associazioni di professionisti in concorrenza tra loro (es.: A.I.Co, S.I.Co, ecc…), che si occupano di organizzare standard di qualità riguardo a: formazione, aggiornamento, etica, normative, e tutto quanto riguardi la attività dei propri iscritti.
Un corso di counseling che faccia riferimento a una delle grandi associazioni è diretto da Psicoterapeuti esperti e generalmente comprende: preparazione teorica e pratica, lavoro su di sè individuale e di gruppo, e pratica supervisionata.

Counselor o psicologo?

Per chiarire meglio il contesto culturale nel quale ci muoviamo, propongo una citazione tratta da: Danilo Toneguzzi “Introduzione al counselling”, Pordenone, 2007, Edigestalt. pagg.103-104 :

<< I confini professionali, più che un limite netto, illustrano, piuttosto, le posizioni reciproche di una professione nei confronti dell’altra.
Infatti un confine, per definizione, indica, per lo meno, una doppiezza. Il confine tra counseling e psicoterapia indica, se non altro, che ci sia un counselor e che ci sia uno psicoterapeuta.
In questo senso, il confine professionale ci riporta alla relazione tra le professioni; agli albori della storia infatti, questo problema dei confini non esisteva minimamente: il sacerdote (o lo stregone) faceva tutto per tutti.

Il problema nasce quando una categoria professionale non è più l’unica depositaria della conoscenza e della prassi, ma, sulla base di un processo di differenziazione, è portata a rapportarsi con altri professionisti che intervengono sulla scena: così è stato ad esempio per i sacerdoti, che hanno visto la nascita dei medici, i quali hanno visto poi la nascita dei chirurghi o delle altre professioni assistenziali, ecc.
Questo processo di differenziazione è legato allo sviluppo della conoscenza e della tecnica. >>

Tale differenziazione di competenze ha in Italia una forma piuttosto complessa e spesso ambigua, anche a causa della proverbiale burocrazia del nostro paese: cercherò ora di darne un quadro.

La professione di Psicologo è regolamentata dal relativo Ordine statale monopolista.
La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità.

La prescrizione di psicofarmaci, è di competenza esclusiva dello Psichiatra, che è laureato in Medicina, iscritto all’Ordine dei Medici, che ha approfondito le manifestazioni patologiche dal punto di vista fisiologico-farmacologico.

Lo status di Psicologo o di Psichiatra può legalmente essere basato su una conoscenza anche soltanto intellettuale degli strumenti conoscitivi e di intervento.
La capacità di contatto umano, la assunzione di responsabilità sugli eventuali propri “problemi psicologici”, sono facoltative: strade che lo Psicologo o lo Psichiatra possono, a propria volontà, intraprendere come qualunque privato cittadino.

Essi hanno a dire il vero una scelta in più di un privato cittadino: oltre ad andare in terapia personale, possono iscriversi ad una scuola di psicoterapia, e così prepararsi alla professione di Psicoterapeuta.

Le scuole di psicoterapia in Italia sono Enti riconosciuti dallo Stato, che curano la trasmissione di un sapere e di un saper fare che non è riducibile alle sole nozioni, ma comprende la sperimentazione su di sè, attraverso una terapia individuale e/o di gruppo. Si tratta di percorsi di crescita e consapevolezza che si trasmettono di generazione in generazione, a partire dai fondatori della disciplina: gli allievi scelgono la scuola che corrisponde al loro specifico modo di sentire, e su questo sfondo si possono riconoscere ed affinare.
Psicanalista è un termine che indica specificamente: uno psicoterapeuta di una corrente ortodossa della più antica scuola di psicoterapia, la Psicanalisi di Freud.
Oggi la maggior parte delle scuole di Psicoterapia derivate dalla Psicanalisi, hanno preso le distanze dalla impostazione rigida che prevedeva un distacco emotivo ed un modello di interpretazione meccanico della psiche: sono stati sviluppati ad esempio il valore del contatto umanistico (cfr. Winnicott), Transpersonale (cfr. Jung), e l’importanza degli aspetti psicocorporei (cfr. Reich, Bioenergetica).
Vi sono altresì scuole, come ad esempio quelle di orientamento cognitivo-comportamentale, che propongono un modello distaccato dove considerano “mente” e “comportamento” come oggetti di indagine scientifica e statistica.

Qualunque sia l’orientamento della scuola di psicoterapia, l’allievo, nei quattro anni di percorso minimo, impara a conoscersi meglio e a stabilire una posizione solida nella relazione con i pazienti. La legge italiana conferisce allo Psicoterapeuta la facoltà e la responsabilità di individuare gli stati psicologici (fare una diagnosi) e mettere in atto soluzioni specifiche (fare una terapia).

Tutti i professionisti suddetti possono fare riferimento a un sistema di classificazione delle malattie psichiche standardizzato a livello internazionale, che nella sua versione più diffusa, quella statunitense, è chiamato “D.S.M.”, che definisce sintomi, comportamenti verbali e di azione necessari e sufficienti per ogni diagnosi.

Chiudo citando la professione di Medico, poichè a da questo Ordine monopolista che nacque, non senza battaglie, l’ordine degli Psicologi-Psicoterapeuti. rispetto alla varietà di visioni presenti nel panorama psicologico, la medicina ufficiale è ancora basata in gran parte su un’unica scelta, quella allopatica, cioè sulla credenza di origine religiosa nella esistenza del “male” da eliminare.  Vi è comunque un numero sempre crescente di medici che rinunciano al merchandising delle case farmaceutiche e a posti sicuri in cliniche, fondazioni ed associazioni da esse finanziate, per dedicarsi alla cura del paziente in scienza e coscienza. La scuola che in ambito medico sta lavorando con più efficienza alla applicazione ed alla diffusione di una visione integrale della salute dell’essere umano, si chiama P.N.E.I. (Psico-Neuro-Endo-Immunologia).